Apnea ostruttiva del sonno e rischio di tumori: un legame da non sottovalutare

Quando si parla di apnea ostruttiva del sonno (OSA), spesso nell’immaginario collettivo popolare si pensa semplicemente al russamento o alle pause respiratorie notturne che disturbano il partner. In realtà, l’OSA è molto più di un fastidio: è una condizione sistemica che influisce su cuore, metabolismo, cervello e, come dimostrano studi recenti, potrebbe avere un ruolo anche nello sviluppo di alcuni tumori. 

L’OSA è caratterizzata da episodi ripetuti di ostruzione delle vie aeree superiori durante il sonno che possono provocare: ipossia intermittente (calo di ossigeno nel sangue), frammentazione del sonno, con risvegli frequenti e l’attivazione del sistema nervoso simpatico, con incremento pressorio e stress cardiovascolare.

Tra le principali conseguenze ricordiamo: la comparsa di sonnolenza diurna, l’incremento del rischio di sviluppo di ipertensione arteriosa, diabete, ictus e infarto miocardico con peggioramento della qualità della vita. Negli ultimi anni, inoltre, la ricerca ha aperto un nuovo capitolo: l’OSA potrebbe contribuire anche alla carcinogenesi.

 

OSA e tumori: i meccanismi biologici

Perché un disturbo respiratorio dovrebbe favorire lo sviluppo di tumori? Tra i principali meccanismi patogenetici proposti vi sono i seguenti:

 

    • Ipossia intermittente: le ripetute desaturazioni di ossigeno durante il sonno determinano una condizione di ipossia intermittente. Questo stimolo ciclico attiva le vie di segnalazione mediate dai fattori inducibili dall’ipossia come HIF-1α e HIF-2α che, a loro volta regolano l’espressione di geni coinvolti in angiogenesi, proliferazione cellulare e metabolismo glicolitico promuovendo la neo-angiogenesi tumorale, la sopravvivenza di cellule tumorali in ambienti ipossici e la resistenza all’apoptosi. In questo modo l’ipossia intermittente riproduce un microambiente simile a quello tipico dei tumori solidi, accelerando la progressione neoplastica.

    • Stress ossidativo e infiammazione cronica: le oscillazioni di ossigeno e la frammentazione del sonno inducono una produzione eccessiva di radicali liberi dell’ossigeno (ROS) responsabili di danno ossidativo al DNA, mutazioni somatiche e instabilità genomica, creando un microambiente favorevole alla trasformazione neoplastica. Contestualmente, l’attivazione del sistema simpatico e la disfunzione endoteliale promuovono uno stato di infiammazione cronica con rilascio di citochine pro-infiammatorie (IL-6, TNF-α, CRP). Questo milieu infiammatorio altera la sorveglianza immunitaria, favorisce l’angiogenesi e crea un microambiente tumorale permissivo, predisponendo alla trasformazione neoplastica.

    • Alterazioni metaboliche: obesità, insulino-resistenza e disfunzioni endocrine sono frequenti nei pazienti OSA e rappresentano fattori di rischio oncologico indipendenti. L’alterato metabolismo lipidico e glucidico contribuisce a uno stato di stress metabolico che amplifica l’infiammazione e la vulnerabilità oncologica. Questi fattori metabolici, già noti come indipendenti predittori di rischio oncologico, risultano potenziati dalla presenza di OSA.

    • Frammentazione del sonno e immunosorveglianza: la perdita di sonno profondo ha effetti diretti sulla regolazione immunitaria e riduce la capacità dell’organismo di sorvegliare e distruggere cellule anomale. Si osserva una riduzione dell’attività delle cellule NK (natural killer) e una disfunzione dei linfociti T citotossici, fondamentali per l’eliminazione di cellule trasformate. La cronica deprivazione di sonno altera il ritmo circadiano della secrezione di melatonina e cortisolo, con conseguente disregolazione dell’asse neuroendocrino-immunitario. Questo compromette la capacità dell’organismo di esercitare una sorveglianza immunitaria efficace, aumentando la probabilità che cellule mutate sfuggano ai meccanismi di controllo e si sviluppino in neoplasie.

 

Lo studio di Vercelli: dati concreti

Il nostro gruppo ha analizzato 50 pazienti con diagnosi di OSA e tumore, registrati presso l’Ospedale S. Andrea di Vercelli. I risultati sono stati sorprendenti:

  • Il 34% dei pazienti con OSA presentava tumori dell’apparato urinario (prostata, vescica, rene).
  • La prevalenza era nettamente maggiore nei maschi con OSA moderata-severa.
  • I pazienti con tumori urologici erano più frequentemente ipertesi, mostravano una miglior funzione respiratoria e maggio aderenza al trattamento con C-PAP.

Questi dati suggeriscono che l’OSA possa avere un ruolo specifico nella genesi dei tumori urologici, probabilmente attraverso i meccanismi di ipossia intermittente e attivazione dei fattori angiogenici.

 

La prevenzione come arma

La prevenzione si articola su più livelli tra cui:

  • Stili di vita: controllo del peso, attività fisica, riduzione del fumo e dell’alcol.
  • Screening e diagnosi tempestiva: importanza della polisonnografia e valutazione clinica.
  • Trattamento con C-PAP: non solo migliora la qualità della vita, ma potrebbe avere un ruolo protettivo nel ridurre la vulnerabilità oncologica.
  • Sorveglianza oncologica: controlli mirati nei pazienti OSA, soprattutto per tumori urologici.

 

Implicazioni pratiche: una responsabilità condivisa

La sfida dell’apnea ostruttiva del sonno e del suo possibile legame con il rischio oncologico non riguarda soltanto chi ne è affetto, ma coinvolge l’intera società. I pazienti hanno il compito di non ignorare segnali come il russamento o la sonnolenza diurna e di rivolgersi a centri specializzati per una diagnosi puntuale, seguendo con costanza il trattamento con C-PAP quando consigliato, che può migliorare la qualità della vita e ridurre la vulnerabilità oncologica. I medici, dal canto loro, devono considerare l’OSA come un fattore di rischio sistemico, valutando strategie di sorveglianza oncologica mirata e promuovendo stili di vita sani insieme all’aderenza terapeutica. Ma anche la comunità ha un ruolo cruciale: diffondere consapevolezza, sostenere la ricerca e favorire percorsi multidisciplinari che uniscano pneumologi, oncologi, urologi e medici di medicina generale. Solo attraverso questa responsabilità condivisa sarà possibile trasformare la conoscenza scientifica in azioni concrete di prevenzione, protezione e cura. L’OSA non è un semplice disturbo del sonno: è una condizione che merita attenzione, perché può influire profondamente sulla salute e sul futuro di chi ne soffre.

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